Aromaterapia: conoscerla e impiegarla

aroma-ball-destressL’aromaterapia è una branca della fitoterapia che sfrutta le proprietà degli oli essenziali ottenuti da piante aromatiche e spezie. In questo articolo verranno presi in considerazione i diversi utilizzi per il mantenimento de lo stato dì benessere, per prevenire le malattie o per curare alcune affezioni morbose. L’aromaterapia è una pratica ben nota fin da l’antichità e la sua forma più primitiva era rappresentata dalla aspirazione dei fumi prodotti dalla combustione di gomme, legni e resine come incenso o erbe, sparse sul fuoco durante i riti religiosi in onore degli dei o per cacciare gli spiriti maligni dal corpo della persona malata. La dea Pietas, personificazione di una caratteristica e fondamentale virtù tipicamente romana, era di solito rappresentata nell’atto di bruciare delle sostanze odorose su un’ara; questa azione, che veniva indicata con ‘espressione pro fumo fribuere, ovvero offrire mediante fumo, spiega l’originario significato sacro della parola, un rito che ancora oggi è usato nelle cerimonie religiose cristiane. Numerose erano e piante aromatiche e le spezie conosciute e utilizzate per il loro profumo, le proprietà conservanti e per la loro capacità di conferire aroma e sapore al cibo.

Diverse sono anche le testimonianze dell’utilizzo di spezie e piante aromatiche in campo salutistico e medico. Ippocrate, il padre della medicina, prescriveva fumigazioni e massaggi con oli aromatici. La trementina era conosciuta dai Greci e dai Romani per le sue proprietà contro le patologie polmonari e la litiasi biliare. Anche Plinio, Ippocrate e Galeno descrissero le proprietà medicinali di numerose piante aromatiche e spezie. Nello stesso periodo in Oriente (India e Persia fu scoperta la prima distillazione degli oli essenziali (ovvero l’ottenimento della frazione volatile oleosa profumata dei costituenti responsabili delle proprietà salutistiche e medicinali. Il processo è stato poi migliorato nel IX secolo dagli arabi tuttavia il primo resoconto scritto ufficiale della distillazione di un olio essenziale è attribuito al medico catalano Villanova nel XIII secolo. Gli Oli Essenziali sono stati successivamente preparati nelle farmacie e i loro effetti farmacologici sono stati descritti nelle farmacopee. L’uso degli OE tuttavia non è stato molto diffuso in Europa fino al XVI secolo quando trementina e olio essenziale di legno di ginepro, rosmarino, lavanda, chiodi di garofano, macis, noce moscata, anice e cannella divennero piuttosto comuni. In quel secolo il termine “olio essenziale” è stato utilizzato per la prima volta da Paracelso che ha chiamato la componente efficace di una droga vegetale, “Quinta Essenza”‘. Entro la metà del XX secolo, il ruolo degli OE si era ridotto quasi interamente al loro impiego nei profumi, cosmetici e come aromi alimentari, ma ad oggi il loro utilizzo nelle preparazioni farmaceutiche rappresenta una parte importante della medicina e diverse monografie di OE sono riportate nelle farmacopee ufficiali, inclusa quella europea. Allo stato attuale sono noti circa 3000 Oli Essenziali e il 10% di questi hanno importanza commercia e per le industrie che operano in campo farmaceutico, erboristico, agronomico, alimentare, sanitario, cosmetico e per la preparazione dei profumi.

COMPOSIZIONE CHIMICA DEGLI DLII ESSENZIALI E LORO QUALITÀ

Gli OE sono liquidi volatili, limpidi e raramente colorati, solubili nei lipidi e nei solventi organici, con densità generalmente inferiore a quella dell’acqua. Essi possono essere ottenuti da tutti gli organi della pianta (germogli, fiori, foglie, steli, rametti, semi, frutti, radici, legno o corteccia) e si trovano immagazzinati in cellule secretorie, cavità, canali, cellule epidermiche o peli ghiandolari. Sono miscele molto complesse di costituenti, con un peso molecolare inferiore a 300 u.m.a., che possono essere separati con mezzi fisici dagli altri componenti vegetali. I costituenti principali sono terpeni (mono e sesquiterpeni, rispettivamente molecole organiche costituite da 10 o 15 atomi di carbonio, come mentolo e canfora), ma talvolta sono presenti anche semplici polifenoli (es. timolo in timo) e alcuni componenti azotati o solforati quali glucosinolati o derivati dell’ isotiocianato (come in aglio e senape). Generalmente in un olio essenziale sono presenti 20-60 componenti, ma talvolta sono più di 100. In genere i componenti principali sono due o tre, in concentrazioni piuttosto elevate (20-70%) rispetto agli altri costituenti rilevabili in tracce. Lo composizione di un OE in una certa specie vegetale può variare in termini di qualità, quantità e costituenti a seconda del clima, della composizione del terreno, dell’organo della pianta impiegato per ottenerlo, dell’età e della fase del ciclo vegetativo, ma anche del metodo estrattivo. Infatti gli 0E, o essenze, come definiti dalla formacopea europea, “sono prodotti odorosi, generalmente di composizione complessa, ottenuti a partire da materie prime vegetali ben definite botanicamente, mediante distillazione a vapore, distillazione a secco o con un appropriato processo meccanico senza riscaldamento. Oggi, in aggiunta alla classica distillazione in corrente di vapore o alla spremitura, ci sono diversi metodi per l’estrazione, tra cui l’anidride carbonica supercritica, l’uso delle microonde, la distillazione ad alta pressione.

IMPIEGO DEGLI OE E MECCANISMI DI ASSORBIMENTO

aroma-ball-concentrationI costituenti degli OE sono molecole molto piccole con caratteristiche lipofile; per questo sono facilmente assorbiti da mucose e da membrane biologiche inclusa la barriera ematoencefalica, con possibili effetti terapeutici a livello del SNC. Nella pratica medica gli CE vengono impiegati utilizzando diverse vie di somministrazione: la via aerea tramite inalazione, la via transcutanea per applicazione diretta sulla cute e la via orale, magari diluendo l’OE in un alimento liquido come il latte. Dopo somministrazione, gli OE possono avere un effetto locale, ad esempio un’azione antibatterica in caso di rinosinusite se inalati, un’azione revulsiva e antinfiammatoria dopo applicazione topica e un’azione antispasmodica nel caso di ingestione orale. Gli OE sono anche impiegati per ottenere un’azione di tipo sistemica. Questa è dovuta alla permeazione dei costituenti dell’olio attraverso le membrane, con conseguente accesso al circolo sanguigno e distribuzione nei diversi distretti del corpo, raggiungendo anche il SNC, in quanto la maggior parte di queste molecole sono in grado di attraversare la barriera ematoencefalica. Tra queste diverse vie di somministrazione degli 0E, il metodo più rapido, sicuro e semplice, grazie anche all’estrema volatilità dei componenti, è l’inalazione. L’assorbimento sistemico dei principi attivi contenuti negli 0E, attraverso questa via, è estremamente facilitato dalla elevata lipofilia e dalle ridotte dimensioni molecolari dei suoi componenti, che riescono ad attraversare facilmente le membrane cellulari.

LA PERCEZIONE OLFATTIVA DELL’OLIO ESSENZIALE INFLUENZA IL TONO DELL’UMORE, IL COMPORTAMENTO E IL BENESSERE

aroma-ball-energisingUn elemento molto importante dell’olio essenziale è il suo profumo, che può raggiungere l’epitelio nasale anche attraverso la bocca. Il profumo è percepito dall’olfatto e determina una serie di reazioni psicoemotive. Tra i cinque sensi il sistema olfattivo è il più antico e in alcune specie è il senso maggiormente sviluppato per quel che riguarda i meccanismi di comunicazione, di sopravvivenza, di riproduzione e di orientamento. Tanto nel regno animale quanto nell’uomo, l’atto dell’annusare è uno strumento cognitivo prezioso e incomparabile, collettore e veicolo di informazioni funzionali all’adattamento. In tutti gli animali, dagli insetti ai mammiferi, la percezione olfattive è uno strumento indispensabile per la sopravvivenza: fornisce indicazioni sulla disponibilità e sulla qualità delle risorse alimentari, guida le interazioni sociali e parentali. A seguito dell’inalazione degli 0E, le molecole odorose interagiscono con i recettori che trasformano lo stimolo chimico in impulsi elettrici che vanno a stimolare il bulbo olfattivo e di conseguenza altre regioni cerebrali anatomicamente vicine. Queste sono deputate alla codificazione delle informazioni affettive e delle emozioni in aree filogeneticamente antiche del cervello (il sistema limbico che comprende talamo, ipotalamo, amigdala, ippocampo, corteccia orbito-frontale, corteccia insulare) che supportano svariate funzioni psichiche come emotività, comportamento, memoria a breve termine. Di conseguenza gli odori, e nello specifico alcune molecole attive contenute negli OE, possono influenzare gli stati cognitivi e il comportamento. Vari studi hanno dimostrato gli effetti ansiolitici degli OE di rosa, lavanda, limone e menta piperita. Il ginger è risultato efficace nel trattamento della nausea e del vomito in pazienti oncologici, anche pediatrici. Altri studi in pazienti pediatrici hanno mostrato interessanti attività a livello del SNC dell’olio essenziale di arancia: nei bambini sottoposti a trattamenti dentali, riduce la quantità di cortisolo nella saliva e rallenta il battito cardiaco, quindi può essere utile per ridurre gli stati di ansia. L’olio essenziale di lavanda è utilizzato per ridurre il dolore a seguito di interventi di tonsillectomia in pazienti pediatrici. E importante ricordare che la percezione dell’odore dell’olio essenziale è immagazzinata nella memoria come esperienza associata a eventi. Si pensa che attraverso l’olfatto, gli OE esercitino la loro azione soprattutto sulle funzioni psichiche, come memoria e apprendimento, sull’umore, sulle emozioni, sulla com-ponente neurovegetativa del sistema nervoso, cioè sulla relazione esistente tra gli stati psicoemotivi e il funzionamento degli organi. Secondo gli scienziati l’esperienza delle emozioni le-gata all’odore è alla base del processo di apprendimento degli organismi viventi dotati di olfatto. É così importante per la sopravvivenza, che le memorie olfattive sono tramandate per via genetica, di generazione in generazione.